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SEO & Contenuti··5 min di lettura

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Quanto costa la SEO per un'azienda (e cosa si paga davvero)

Le fasce di prezzo reali del posizionamento organico, cosa contiene un preventivo serio e i tre segnali che indicano un fornitore che vi farà perdere tempo.

Perché i preventivi variano di dieci volte

Tra un'offerta da 300 euro al mese e una da 3.000 non c'è la stessa attività a prezzi diversi: ci sono due mestieri differenti. Il primo prezzo compra qualche ottimizzazione tecnica e un paio di testi al mese; il secondo compra analisi della domanda, costruzione di pagine, lavoro sull'autorevolezza e una persona che risponde dei numeri.

La differenza si vede in una domanda sola: chi decide quali pagine devono esistere, e su quale base. Se la risposta è un elenco di parole chiave scaricato da uno strumento, state comprando un compito. Se è un'analisi della domanda incrociata con il margine dei vostri servizi, state comprando una strategia.

Le tre fasce, e cosa contengono

Sotto i 500 euro al mese: manutenzione. Ha senso solo su un sito già posizionato, per non perdere terreno. Su un sito nuovo non produrrà risultati e la delusione è garantita.

Tra 800 e 2.000 euro al mese: la fascia realistica per una PMI italiana che vuole presidiare le proprie ricerche commerciali. Comprende analisi, due o tre pagine nuove al mese, correzioni tecniche e una revisione mensile dei numeri.

Sopra i 3.000: mercati competitivi, più lingue, cataloghi ampi, o settori dove una singola posizione vale decine di migliaia di euro. A questo livello il lavoro sull'autorevolezza esterna pesa quanto quello sul sito.

Le voci di un preventivo che si può valutare

Analisi della domanda, con l'elenco delle ricerche presidiate e la stima del loro valore. Senza questa voce non si può giudicare nulla di quello che viene dopo.

Audit tecnico, con le correzioni ordinate per impatto e non per facilità di esecuzione.

Produzione di contenuti, con quantità e responsabilità dichiarate: chi scrive, quante pagine, in quanto tempo.

Misurazione, con la frequenza dei rapporti e — soprattutto — quale numero verrà commentato. Se il rapporto elenca posizioni e non richieste generate, si sta misurando la cosa sbagliata.

Il calcolo che dice se conviene

Serve una stima grossolana ma onesta: quante ricerche esistono ogni mese sulle query che volete presidiare, quale quota di click prende chi sta nei primi tre risultati, e quale percentuale di quelle visite diventa una richiesta.

Un'impresa di serramenti con quattrocento ricerche mensili rilevanti, che arrivando in prima pagina ne intercetta un quarto e converte al tre per cento, ottiene tre richieste al mese. Con un margine di 1.500 euro a contratto e una chiusura su tre, sono 1.500 euro di margine mensile: un investimento da 1.000 euro al mese si giustifica, uno da 3.000 no.

È un conto approssimativo e va rifatto con i dati veri, ma sposta la conversazione dal prezzo del servizio al ritorno atteso, che è l'unico terreno su cui una decisione del genere si può prendere.

I tre segnali di un fornitore da evitare

Garantisce la prima posizione. Nessuno può garantirla, perché nessuno controlla l'algoritmo. Chi la promette sta vendendo qualcosa che non può consegnare, o punterà su ricerche talmente marginali da essere facili e inutili.

Parla di numero di parole chiave posizionate senza dire quali. Cento posizioni su ricerche che nessuno fa valgono meno di tre posizioni su ricerche commerciali.

Non chiede di vedere i vostri dati. Chi non guarda Search Console e Analytics prima di fare un preventivo sta applicando un listino, non progettando un lavoro.

Quando la SEO non è la spesa giusta

Se il sito non converte, portarci più traffico amplifica un problema invece di risolverlo. Prima si sistemano le pagine, poi si lavora per farle trovare.

Se servono clienti entro sessanta giorni, la SEO non è lo strumento: i tempi sono altri e vanno detti prima. In quel caso la pubblicità a pagamento è la risposta corretta, e un fornitore onesto lo dice invece di vendere quello che ha in catalogo.

Come si divide il lavoro di un mese

In un incarico continuativo ben impostato il tempo si distribuisce così: circa un terzo in produzione di contenuti — pagine nuove e revisione di quelle esistenti — un quarto in interventi tecnici e struttura dei link interni, un quinto in lavoro sull'autorevolezza esterna e sulla presenza locale, e il resto in analisi e rendicontazione.

Se un fornitore dedica quasi tutto il tempo ai contenuti e niente alla tecnica, il sito accumula pagine che non riescono a emergere. Se fa l'opposto, ottimizza la struttura di un sito che non ha niente da dire. Lo squilibrio in una delle due direzioni è la causa più comune dei progetti che non producono.

Chiedere come sono distribuite le ore è una domanda a cui un fornitore serio risponde in trenta secondi. Chi non ha una risposta pronta non sta pianificando: sta improvvisando mese per mese.

Perché conviene pagare a progetto la prima fase

L'analisi iniziale e le correzioni tecniche sono un lavoro finito, non ricorrente: hanno senso come progetto a sé, con un prezzo e una consegna. Metterle dentro il canone del primo trimestre significa pagare per mesi qualcosa che si fa una volta.

La formula che funziona: una fase iniziale a prezzo fisso con consegne verificabili — analisi della domanda, audit, piano delle pagine — e un canone che parte dopo, quando c'è qualcosa da mandare avanti.

Ha un secondo vantaggio: alla fine della prima fase avete un documento che vale anche se cambiate fornitore. È il modo più semplice per non restare legati a nessuno.

Cosa costa di più della SEO stessa

Il tempo interno. Ogni progetto richiede che qualcuno in azienda risponda a domande sui servizi, verifichi i testi tecnici, fornisca foto e dati. Sono poche ore al mese, ma se nessuno le mette a disposizione il progetto rallenta e i mesi passano comunque.

Le rilavorazioni causate da un sito costruito male. Se la struttura del sito non permette di aggiungere pagine in modo ordinato, ogni intervento costa il doppio. In quel caso una parte del budget va spostata sullo sviluppo prima di parlare di posizionamento.

Il costo di fermarsi. È il più grande e il meno contabilizzato: un progetto interrotto a metà non lascia un risultato parziale proporzionale alla spesa, lascia una posizione che i concorrenti recuperano nel giro di mesi.

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